Modena

Modena, il lotto degli Estensi

La prima prova certa dell´esistenza del gioco negli stati degli Estensi è rappresentata da un rogito notarile che formalizzava un appalto con una società milanese per l´esercizio del gioco a fronte del pagamento di un canone di 11.719 lire annue.
Era l´anno 1756. Nove anni più tardi, nel 1765, venne emanata una legge in materia di gioco del lotto che stabiliva che l´estrazione dovesse essere compiuta alla presenza del Priore e del Cancelliere. Questo provvedimento era evidentemente motivato dalla necessità di dare la più totale assicurazione ai giocatori della perfetta regolarità del gioco.storia del lotto
Nel giugno 1767 il Duca di Modena vietava ogni sorta di gioco e di scommessa che prevedesse l´impiego di denaro. Dopo qualche mese, esattamente nel dicembre dello stesso anno, emanò un decreto che regolava con precisione il gioco del lotto, che a quel punto restò l´unico gioco legale nel Granducato. Anche a Modena il gioco verteva sul “gioco delle zitelle”. Imbussolati novanta nomi di giovani ragazze in cerca di marito, come al solito ne venivano estratti cinque.
Alle fortunate vincitrici andava la dote per potersi maritare ed al popolo giocatore le vincite abbinate ai numeri corrispondenti alle cinque vincitrici. Leggendo il testo dell´editto si capisce che sin d’allora doveva esistere la piaga del lotto clandestino. Non a caso infatti l´articolo 6 comminava ai giocatori ed ai raccoglitori illegali una contravvenzione di cento scudi d’oro oltre la confisca delle giocate. Interessante notare che in caso di insolvenza del pagamento della contravvenzione, quest’ultima veniva commutata in “tre tratti di corda” e nell´esilio “da tutti questi Serenissimi Stati”.
Il gioco era concesso in appalto anche se le estrazioni dovevano avvenire secondo regole ben precise ed alla presenza di autorità che ne assicuravano il regolare svolgimento. Presenziavano infatti il Priore della Città, i giudici alle vettovaglie, l´avvocato fiscale, il Cancelliere Generale ed il direttore del lotto. E’ interessante notare come le modalità delle estrazioni fossero molto simili a quelle odierne. Un incaricato, chiamato servente, mostrava l´urna vuota.
I novanta bigliettini contenenti altrettanti nominativi venivano chiamati, uno per uno, mostrati al pubblico, racchiusi in una sfera ed immessi nell´urna. Terminata l´operazione dell´imbussolamento, l´urna veniva girata numerose volte e successivamente riaperta. La delicata funzione dell´estrazione veniva assicurata dalla mano di un bambino scelto a caso. La sfera estratta dal bimbo veniva passata al Priore che l´apriva in modo molto visibile, leggeva il numero contenuto e passava il biglietto al Cancelliere che ne annotava l´uscita su un verbale in due copie. Una era destinata al Ministro delle Finanze, l´altra alla Ferma Generale. Anche nel Granducato il gioco del lotto seguì le sorti politiche del Paese.
Dal 1796 al 1814 si succedettero la Repubblica Cispadana, la Repubblica Cisalpina e il Regno d’Italia. Sotto Francesco IV, con la restaurazione degli Estensi a Modena sotto l´impero austriaco, il gioco fu nuovamente regolamentato con la notificazione del 10 dicembre 1814. Le estrazioni avvenivano, ogni dieci giorni, alternativamente a Reggio Emilia e a Modena. In un secondo tempo si svolsero anche a Massa. Il lotto di Modena restò autonomo sia durante la dittatura del Farini (1859) che in seguito all´annessione del Granducato agli Stati Sardi, dopo il 1860. Dal 1863 il gioco del lotto venne infine inglobato nel gioco del lotto nazionale.

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