Svolgimento del gioco

La prima sede dell’ Impresa del Lotto a Napoli, era situata nell’attuale vico Bonafficiata Vecchia, in un palazzo di proprietà del Pio Storia del lottoMonte della Misericordia. Una sede temporanea, dato che, verso la fine del’700, l’ Impresa fu spostata prima in Rua Catalana, e successivamente nell’abolito Sedile di Nido, attuale Pallonetto a Santa Chiara; il fabbricato, che era stato di proprietà del Sedile di Nido, fu censito dalla Regia Corte per 9 ducati l’anno, poi ridotti a D. 7,20. La sede era adibita alla stampa dei biglietti recanti i numeri, i nomi e l’importo delle puntate, e le matrici dei biglietti erano conservate in un armadio, che veniva sigillato e riaperto solo dopo ogni estrazione, per effettuare le operazioni di spoglio e di controllo delle vincite. Erano conservati inoltre, il denaro delle puntate, raccolto in sacchi e poi depositato al Banco, il bacile d’argento utilizzato per le estrazioni, e il cofanetto che conteneva i numeri estratti; questi venivano portati di volta in volta a Castel Capuano da un facchino in carrozza il giorno delle estrazioni.

 

Dai Bandi risalenti alla seconda metà del 1500, si desume che nel Regno di Napoli prima ancora dell’affermazione del Lotto avvenuta nel 1682, erano ampiamente diffusi tutti i tipi di gioco d’azzardo, ed in particolare vari tipi di “beneficiate” (più comunemente soprannominate dal popolo “bonafficiate“), consistenti in lotterie pubbliche su sorteggi di oggetti di qualsiasi tipo, quali viveri, beni immobili, e in molti casi, anche preziosi [… ori, argenti…robe di abiti, biancherie, merletti…], la cui valutazione era effettuata da un perito; abbiamo testimonianza di tale prassi nel nostro Archivio Storico, allorchè scopriamo che il Corpo degli Eletti, decretò i crismi della valutazione dei beni messi all’asta dalla nobildonna Laura Carafa, sposa di Alfonso Caracciolo, Conte di Oppido, per il valore di 5.000 ducati.

Si ha, anche, prova di scommesse su avvenimenti di vita reale, quali il sesso dei neonati, l’elezione di un Pontefice (27 Agosto 1590, Urbano VII) o persino il suo decesso; praticamente la mania del gioco contagiava tutta la popolazione, dalle classi meno agiate, che giungevano ad indebitarsi fino alla rovina, ai nobili in balia di una febbre incontenibile nell’illusione di una vincita, per arrivare per giunta al viceré Don Pedro de Toledo.  Le beneficiate furono anche motivo di dispute fra il Corpo degli Eletti e il Vicerè, poiché, nonostante i continui bandi e i tentativi di abolizione dei giochi d’azzardo, dalle puntate derivava un munifico introito annuo di tassazione indiretta, al quale era impossibile rinunciare, ed alla cui ripartizione, molti avevano brama di partecipare.

In seguito, quando gli agenti degli impresari degli stati esteri ove il Lotto era già in funzione, come la Repubblica di Genova, il ducato di Milano e quello di Savoia, si recarono a Napoli per raccogliere le puntate e trasferire il danaro agli appaltatori forestieri, favorirono la diffusione del gioco stesso.

Le puntate sugli stati esteri continuarono anche quando il gioco fu impiantato nel Regno di Napoli nel 1682 dall’appaltatore napoletano Goffredo Spinola,di origine genovese, il quale fu autorizzato a ricevere puntate sulle ruote di Genova e Milano, città da cui arrivavano le liste stampate con l’indicazione di nomi, numeri e poste, e fu concordato che il tasso di cambio sarebbe stato fissato dalla Regia Camera, per evitare confusioni e disguidi verificatisi precedentemente all’emanazione del provvedimento.

Storia del LottoQuando, nel 1737, le estrazioni di Napoli furono portate a nove, l’aumentata possibilità di soddisfare le esigenze dei giocatori del Regno, tolse mordente alle estrazioni forestiere, a parte quelle del confinante Stato Pontificio, con il quale mantenevano rapporti i commercianti ed il clero.

Al fine di disciplinare i rapporti descritti, nel 1753, don Giovanni Ruffo elaborò un progetto secondo cui la Regia Impresa di Napoli avrebbe dovuto gestire direttamente le puntate sulla ruota di Roma, in modo da incrementare le entrate fiscali, stroncare il gioco clandestino e favorire i giocatori esonerandoli dalle spese postali occorrenti. Il progetto non fu approvato, in quanto sarebbero state necessarie anche assunzioni  di nuovi impiegati stipendiati, e ciò avrebbe comportato solo incidenze sugli introiti di Napoli e nessun guadagno, poiché si sarebbe presentata una fuga di danaro verso lo Stato Pontificio.

Nel 1764 la Regia Camera si dichiarò favorevole al progetto, ma solo nove anni dopo, nel 1773, il Re autorizzò i sudditi del Regno a giocare a Napoli sul Lotto di Roma, attraverso un conto personale della Corona. Reciprocamente fu impiantato a Roma il gioco di Napoli, per cui si ebbero due lotterie. A Napoli, in Castelcapuano un incaricato della Nunziatura, attendeva le estrazioni, per poi farle trascrivere in un atto pubblico, consegnato ad un corriere appositamente inviato da Roma, ma dal 1809 il generale Miollis, Presidente della Consulta Romana, chiese ed ottenne che il certificato di estrazione fosse spedito a Roma attraverso una staffetta, al fine di economizzare le spese del corriere.

Il numero delle estrazioni annue non era fisso, difatti nel 1682 se ne fece una sola, mentre se ne fecero due nel 1683 e nel 1684, e tre nel 1685. Nel 1688, quando il gioco fu abolito in occasione del terremoto, vennero fatte soltanto due estrazioni, per essere riportate a quattro nel 1713 con la ripresa del gioco, ma subito si ritornò a due, sino al 1734.
Con la demanializzazione dell’arrendamento del 1737, le estrazioni furono portate a nove, e nel 1798  quelle di Napoli furono raddoppiate e abolite le puntate sulla ruota di Roma. Nel 1804 arrivarono a ventiquattro, per salire a venticinque del 1805, e ventisei nel 1806; fino a quando Ferdinando IV nel 1816, ritornato sul trono di Napoli, autorizzò altre ventiquattro estrazioni, denominate della “Lotteria straordinaria“, in sostituzione di quelle di Palermo. Le estrazioni arrivarono quindi a cinquanta, e si mantennero tali fino all’unificazione d’Italia.
Così come il numero delle estrazioni, anche i giorni in cui esse avvenivano, erano decisi dagli arrendatori e potevano essere effettuate in un giorno qualsiasi della settimana. Solo dal 1737 furono fissate definitivamente al sabato.

La cerimonia dell’estrazione era attesa con grande ansia dal popolo, soprattutto dalle classi meno abbienti, che riponevano in essa le loro speranze e le loro aspettative di vincita. Ad attendere con trepidazione le estrazioni, erano anche le giovani zitelle che dal Lotto attendevano la dote per potersi sposare.

Il bussolo dei numeri era di color cremisi (rosso vivo), mentre il fanciullo designato per l’estrazione , vestiva di giallo. Il rosso e l’oro predominavano anche negli addobbi dei due palchi che si erigevano a Castel Capuano, sede della Regia Camera Sommaria, dove su uno dei palchi, prendeva posto il magistrato più alto in grado presente all’estrazione, e su di un’altro, dove era situata l’urna, erano presenti i Consiglieri della Regia Camera, l’avvocato fiscale e il Cancelliere. Si procedeva poi all’elezione dei deputati, scegliendoli tra i presenti in sala. Quando tutti gli intervenuti avevano preso posto, sul palco saliva il fanciullo prescelto per estrarre i numeri, sul cui braccio destro era allacciato un braccialetto contenente sacre reliquie: in precedenza, a propiziarne la scelta, era stata celebrata una messa solenne nella Chiesa di Santa Caterina a Formiello. Uno dei magistrati leggeva ad alta voce i novanta numeri, ciascuno abbinato al nome di una donzella, li chiudeva man mano in altrettanti contenitori di forma sferica e li inseriva nell’urna. Dopo le preghiere di rito, il parroco di S. Caterina benediceva l’urna e il fanciullo e, un consigliere della regia Camera prima, e l’Avvocato fiscale poi, sollevavano l’urna agitandola, fin quando dal pubblico si gridava: “Non più, non più!“. A questo punto il cancelliere apriva l’urna e il fanciullo, bendato, estraeva i cinque biglietti che venivano letti ad alta voce, controllati e poi esposti in un’apposita tabella. Dopo l’estrazione di ciascun numero, una persona del popolo, presente nel salone, si affacciava da una finestra e annunciava il numero estratto al resto della folla presente per strada che non era riuscita ad entrare nella sala di Castel Capuano.

I premi venivano pagati immediatamente tramite le banche che custodivano i fondi del gioco, anche nei giorni festivi, secondo un dispaccio reale del 1° Ottobre 1778, che ordinava al Consigliere del Banco di S. Giacomo di richiamare in sede il “fedista” (cassiere), che era solito recarsi in campagna, oppure provvedere alla sua sostituzione; era assolutamente vietato, inoltre, ai postieri, accettare danaro da parte dei vincitori, od operare trattenute nelle vincite. Nell’anno 1687 le ricevitorie di Napoli si trovavano rispettivamente: in via S. Brigida, a Port’Alba, a via Toledo e a Porta S. Gennaro, ma  nella prima metà dell’Ottocento le ricevitorie erano ormai arrivate al considerevole numero di 123, ed era in vigore l’usanza di effettuare una trattenuta del 5% sulle vincite a titolo di offerta volontaria.

Fonte: http://www.istitutobancodinapoli.it/IbnafWeb/showpage/1

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3 commenti

  1. rafaela longa

    Non tanto tempo fa ho controllato i risultati lotto italiano qua
    ed ora ho grande intenzione del lotto e tutte le lotterie italiane.
    Cordiali risultati

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