Abolizione e ripristino

l gioco del Lotto fu ufficialmente autorizzato nel Regno di Napoli nel 1682, in seguito alla constatazione dei considerevoli utili che già derivavano all’Erario dall’arrendamento delle beneficiate ed alle necessità finanziarie dovute alle contingenze politico-militari. Gli oneri della guerra di Messina avevano costretto la Corte ad accentuare l’inasprimento fiscale: nel 1676 l’imposizione di una nuova tassa detta “volontaria“: nel 1679 con l’arrendamento dell’acquavite ed infine nel 1682 con quello dello spago, delle cordelle, delle micce e del gioco del Lotto, che non ebbe un facile percorso.

Nel 1688 fu abolito in occasione del terremoto del 5 giugno: erano le ore 21 quando la città avvertì le prime scosse  che provocarono dissesti ed un elevato numero di morti e feriti; la sera del 9 la città fu poi flagellata da un nubifragio, mentre le repliche sismiche durarono fino al 17 giugno.

La popolazione fu terrorizzata: i benestanti abbandonarono le loro dimore per rifugiarsi presso  gli spazi aperti della città come il Largo del Castello e quello dello Spirito Santo o lungo la spiaggia di Chiaia in baracche di legno o nelle carrozze padronali, ma a causa della tempesta anche da li dovettero fuggire. Si fecero numerose processioni in cui si enunciavano pubblicamente i peccati commessi e tra questi il più citato fu quello di aver venduto l’anima al diavolo per vincere al gioco del Lotto. In Seguito a ciò l’Arcivescovo ed il Vicerè ordinarono l’immediata sospensione dello stesso con la convalida del provvedimento giunto da Vienna.

Nel 1707 con la dominazione austriaca di Carlo VI, il Regno di Napoli dovette far fronte alle esigenze amministrative interne per cui si ricorse all’inasprimento fiscale con la conseguenza che il deficit dell’Erario stazionava su valori preoccupanti. Per questo il viceré don Carlo Borromeo pensò di arrendare nuovamente il gioco del Lotto: bisognava però rimuovere le difficoltà di indole religiosa che nel 1688 avevano fatto abolire il gioco del Lotto cosicché il viceré riuscì ad ottenere in seguito ad una consulta il consenso dei teologi che dichiararono il su scritto moralmente lecito. Pertanto, con Real Carta del 29 novembre 1712, fu revocata la prammatica del 1688 e ristabilito l’arrendamento del Lotto.

Intanto nello Stato Pontificio il gioco fu vietato nuovamente da Benedetto XIII con la costituzione del 12 agosto 1727, comminandosi la scomunica a coloro che partecipassero al gioco, ma anni dopo fu restaurato da Clemente XII autorizzando ben nove estrazioni annuali. Quando nel 1734 si insediò Carlo di Borbone a Napoli, fu autorizzata una terza estrazione annuale, e si arrivò fino a nove nel 1737, anno in cui fu modificata l’amministrazione del gioco essendone abolito l’affitto, con conseguenti maggiori introiti per l’Erario.

Il Lotto prosperò nel Regno durante tutto il secolo, ma si temette per le sue sorti durante il periodo dell’occupazione francese, e negli anni seguenti, soprattutto nel 1860 con l’ingresso trionfale di Giuseppe Garibaldi nella città partenopea, in una delle ultime tappe della celebre spedizione dei Mille.

Giuseppe GaribaldiGiuseppe Garibaldi

Quattro giorni dopo il suo arrivo a Napoli difatti, esattamente l’11 settembre, fu sancito il “Decreto di abolizione del gioco del Lotto” e fissata la decorrenza della cessazione dal 1 gennaio 1861. Dopo la sua partenza, i rappresentanti del Fisco, prefigurando le ingenti perdite derivanti dall’abolizione del gioco, ottennero dal Luogotenente Generale del Re nelle Province napoletane, il 10 dicembre 1860 il decreto n.80 col quale si stabiliva che, fino a nuova disposizione, rimaneva sospesa l’esecuzione del decreto dittatoriale di Garibaldi.

 

Con successiva legge del 27 settembre 1863, Vittorio Emanuele II confermava che il Lotto veniva provvisoriamente mantenuto e riordinato col Regio Decreto 5-11-1863 n.1534, nelle varie province del Regno. Tra i successivi provvedimenti legislativi, particolare importanza ebbe la L.5-6-1939 n.973, che tolse al Lotto il carattere di provvisorietà instaurandone quello di permanenza portandolo quindi tra le attività stesse dello Stato.

Decreto di abolizione del Gioco del Lotto

Decreto Garibaldi

Archivio di Stato di Napoli – Sez.Dipl.  – Decreti Originali, vol 644 del 1860 – pag.39-Decreto dell’11 Settembre 1860, ordinanza di abolizione del Lotto, firmata da Giuseppe Garibaldi.

 

 

Trascrizione

Italia e Vittorio Emanuele
Il Dittatore Decreta

                           1°
Il Giuoco del Lotto sarà gradatamente abolito finché totalmente cessi per il primo di gennaio 1861.

                           2°
È istituita in Napoli una Cassa Centrale  di risparmio la quale terrà un’ufficio presso ciascuno dei dodici Quartieri della Città di Napoli.

È fatta facoltà ad ogni Municipio di chiedere l’istituzione di una sede filiale della centrale in Napoli.

Gl’impiegati presso il cessante ufficio del Lotto saranno preferibilmente applicati al servizio della cassa suddetta e delle sue dipendenze
Il Ministro delle Finanze è incaricato dell’esecuzione del presente decreto.

Napoli 11 Settembre 1860

G.Garibaldi

Fonte: http://www.istitutobancodinapoli.it/IbnafWeb/showpage/1

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